Il dialogo

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Il dialogo 2017-10-10T09:18:10+00:00

RISULTATI MIGLIORI COL DIALOGO IN AZIENDA  

Il dialogo in azienda è importante perché è il motore della collaborazione e dell’ innovazione. I 4 pilastri del dialogo sono: organizzazione, creatività, partecipazione, motivazione.

Favorire il dialogo in azienda con la facilitazione. La facilitazione è un metodo che serve a migliorare l’efficienza delle aziende. Grazie ad apposite sessioni facilitate, il personale all’interno delle aziende impara a dialogare per raggiungere risultati operativi concreti e migliorare sia il clima aziendale che l’efficienza degli iter decisionali.

Nella facilitazione il dialogo viene utilizzato per migliorare 2 aspetti diversi:

  • i processi con cui le persone possono dialogare fra di loro;
  • i contenuti, gli argomenti delle discussioni.

I due aspetti vengono gestiti da 2 figure chiave:

  • il facilitatore che è il responsabile del processo della discussione;
  • il leader, che è il responsabile dei contenuti ed è colui che può avere l’ultima parola se il processo facilitato non permette di arrivare alla costruzione di un consenso.

Il facilitatore deve garantire il rispetto fra le persone, favorire l’ascolto condiviso e aiutare a superare le resistenze, non perché tutti arrivino a condividere la stessa idea ma affinché tutti sappiano di essere stati ascoltati e capiscano i motivi delle decisioni prese. La facilitazione coinvolge la comunicazione visuale, orale ed esperienziale. Verifica continuamente che ci sia comprensione sulle cose dette nei vari gerghi e quindi tenta di trasformare l’eteroglossia in un’opportunità.

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Bachtin e le teorie sul dialogo. Il più importante studioso del dialogo del secolo scorso, Bachtin, era un critico letterario russo che ha studiato il dialogo per tutta la vita e che, anche per i suoi studi, è stato vittima della persecuzione di Stalin. Perché parlare di Bachtin? Perché la sua teoria è l’unica che spiega come il dialogo sia alla base della creatività e della collaborazione tra pari: il dialogo non è considerato come un meccanismo di comunicazione di messaggi pre-formati, ma strumento indispensabile per costruire nuovi significati.

Il dialogo è sorpresa. La tesi principale di Bachtin è che “il dialogo è sorpresa”: ovvero, c’è dialogo se e soltanto se gli interlocutori raggiungono un risultato finale inatteso per tutti quanti. Altrimenti, se dopo il confronto si raggiunge esattamente la conclusione che qualcuno aveva in mente sin dall’inizio, vuol dire che eravamo in presenza di un monologo più convincente degli altri, quindi siamo in presenza di retorica ma non di dialogo. Quindi il dialogo è sorpresa e la sorpresa può avvenire sia sul piano logico razionale che su quello emotivo esperenziale. Per esempio: se due persone si incontrano e scambiandosi informazioni rimangono entrambe fortemente commosse da quello che si sono dette, probabilmente non c’è una sorpresa logico-razionale ma c’è una sorpresa in quanto nessuno dei due si sarebbe aspettato di reagire così fortemente alla situazione.

Il dialogo è vita. Il dialogo non serve solo a scambiarsi informazioni per poter vivere meglio, ma serve a vivere, è creativo, permette di sviluppare nuove esperienze e permette di arricchirci continuamente l’uno con l’altro. Il dialogo è contestuale, ha ragione d’essere nel contesto in cui si verifica.

L’eteroglossia. Altre caratteristiche del dialogo sono espresse in termini molto tecnici (spesso neologismi inventati da Bachtin) ma molto importanti: ad esempio, c’è l’aspetto della eteroglossia, ovvero l’esistenza di diversi dialetti che sono dialetti o gerghi sia da un punto di vista geografico che professionale; a volte ci sono parole che hanno un senso incredibilmente preciso per persone che provengono dallo stesso background universitario (per esempio, tra i medici la definizione di una malattia con una parola e con un grado a fianco è chiarissima e fa capire benissimo quello di cui stanno parlando, mentre invece le stesse parole sono completamente oscure al malato la cui malattia viene diagnosticata). Quindi, l’eteroglossia può essere il principale motivo di incomprensione fra le persone che hanno background diversi. Ma essa può essere anche la principale opportunità per essere creativi perché quando alcune persone che hanno background diversi iniziano un dialogo ed hanno una stessa situazione da analizzare, proprio il fatto che vedano la stessa parola e situazione con punti di vista diversi può portare a quella che Bachtin chiama realtà aumentata: ovvero, la capacità del dialogo di “aumentare” la visione della questione che stiamo analizzando, arricchendola,  perché ognuna delle persone che la vede in maniera diversa porta il suo contributo e il suo apporto.

La polifonia. Altra caratteristica di cui parla Bachtin è la polifonia, ovvero il fatto che la vita è costituita non da una trama definita da un punto di vista unico (quello di Dio), ma da tanti punti di vista (quegli degli esseri umani), i quali, così differenti tra loro, possono portare a vedere una stessa situazione in molteplici modi, tutti quanti di uguale importanza.

Cronotopo e Genere del dialogo. Introdusse Bachtin anche il Cronotopo e il Genere del dialogo. Il primo è il modo di vedere l’unione tra tempo e luogo all’interno della narrazione, ma che ha una importante funzione di farci capire se veramente crediamo nel cambiamento o meno; il secondo invece è importante perché ci permette di capire se ci sono dei generi di dialogo come i generi letterari, aperti all’innovazione, alla creatività, alla comprensione, e se ce ne sono altri di altri tipi, più chiusi che hanno come unico risultato il fatto di riunire più individui accomunati da una stessa visione che non quello di una reale possibilità di arricchimento dei punti di vista.

Il Carnevale bachtiano. Un altro concetto fondamentale è il “Carnevale bachtiano”, ovvero il fatto che il vero cambiamento sociale non può avvenire tramite una rivoluzione, che è semplicemente la sostituzione da un gruppo di potere ad un altro, ma tramite l’inversione dei ruoli che capitava nei carnevali medievali: un re che un giorno è costretto a vivere la vita di un giullare non potrà, in futuro, continuare ad essere re senza tenere conto dell’esperienza che ha vissuto e quindi questo lo porterà ad essere più “umano” e a tenere conto dei bisogni del popolo.

Non c’è conoscenza senza sorriso. Altro concetto è che soltanto quando riusciamo a ridere di qualcosa che è stata la causa di un allontanamento dimostra che abbiamo abbattuto tutte le distanze, ripristinando così una vicinanza ed eliminando un rapporto reverenziale. Quindi siamo in grado di ridere solo delle cose che veramente conosciamo. Altri aspetti importanti della teoria bachtiana sono la differenza fra “dialogo interno” e “dialogo con gli altri”, la differenza fra dialogo e monologo e, soprattutto, la “responsabilità” del dialogo, cioè la capacità di rispondere con i fatti e non solo con le parole alle situazioni che viviamo.

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